Come migliorarsi grazie alle “persone difficili”, è un argomento che coinvolge l’interesse di tutti noi.

Condivido questo articolo in quanto ritengo si possa rivelare utile per la propria crescita personale, per riconoscere alcune nostre dinamiche comportamentali e fornire alcuni concetti e indicazioni di base per un miglioramento di se stessi e della gestione delle relazioni con i propri cari.

“Non ci scegliamo reciprocamente 

in modo casuale.

Noi incontriamo persone che già 

 esistono nel nostro subconscio”.   S. Freud 

 

“Ogni persona che incontri 

sta combattendo una battaglia 

di cui non sai nulla. 

Sii gentile. Sempre.”

[Questa frase molti la attribuiscono a Platone, ma più probabilmente si tratta di Ian McLaren, pseudonimo del reverendo scozzese John Wilson]

Come sono potenti queste affermazioni!

Proponiamoci di ragionare 

da questa prospettiva, sono 

certo che diventeremo più 

flessibili e rispettosi nei confronti di 

noi Stessi, degli Altri e della Vita.

Doreen Virtue, psicoterapeuta e autrice di più di 70 libri, ci porta a riflettere e prendere in considerazione alcuni modi più empatici, utili ed efficaci, per interagire con le persone difficili o interrompere in modo sano i cicli delle cosiddette “relazioni tossiche”.

Per capire meglio la dinamica relazionale del nostro interlocutore, che spesso e volentieri potrà risultare un nostro familiare, amico, collaboratore, è necessario riconoscere cosa c’è all’origine delle relazioni disarmoniche personali.

“Pensare è molto difficile,

per questo la maggior

parte della gente 

preferisce giudicare”.

(Carl Gustav Jung)

Partiamo dalla definizione di trauma. 

Si definisce trauma qualunque esperienza che distrugga il tuo senso di sicurezza. 

Esso può variare la risposta da persona a persona tenendo in considerazione la medesima esperienza.

Tutte quante le Persone, chi più chi meno, prima o dopo nell’arco della propria vita sperimentano sulla propria pelle un trauma. 

A seguito di una o più esperienze traumatiche cambia la struttura cerebrale, la personalità e la fisiologia della persona.

 

Le Persone difficili con le quali entriamo in contatto, molto probabilmente sono sopravvissute a traumi come la paura, la violenza, l’orrore, il dolore, il disgusto, l’abbandono, il senso di svalutazione etc., ma non sono guariti. 

 

Lo stress che hanno subito a causa di tale esperienza è rimasto impresso nella memoria cerebrale, che per vari motivi fino a quel momento non sono riusciti a riconoscerlo, quindi sono inconsapevoli o non hanno ancora potuto o voluto affrontare o lavorarci, perciò fanno fatica a relazionarsi, oppure stanno lottando con pensieri, emozioni, abitudini, situazioni difficili che innescano una o più risposte fisiologiche importanti legate al trauma o alla rete di traumi del proprio vissuto, quindi è necessario capirli ma non subirli (vediamo più avanti come).

 

Gli studi dimostrano che le modalità messe in atto come risposta ai traumi irrisolti sono essenzialmente 4:

– Lotta

– Fuga

– Blocco o congelamento

– Adulazione e codipendenza

  • Per Lotta s’intende resistere con la forza a ciò che accade. In generale, coloro che adottano questa risposta, hanno una personalità narcisistica, sono egoisti, focalizzati esclusivamente sulle proprie esigenze, tendenzialmente manipolano e producono dolore a chi è coinvolto nelle loro relazioni, gli altri sono oggetti per il loro piacere. Hanno il terrore di essere abbandonati.

 

  • Con la fuga si individua il momento in cui le persone scappano, perchè quell’esperienza incute paura. 

Il rischio a cui si può incorrere è quello del disturbo ossessivo-compulsivo che si manifesta con paura del controllo e allo stesso tempo la voglia di controllare tutto per sentirsi più al sicuro, utilizzando medesimi schemi ben conosciuti nonché comportamenti ripetitivi. Si va incontro a vere e proprie crisi di rabbia o di panico quando si vive una situazione di feedback emozionale che riporta al medesimo trauma non guarito. 

 

  • Con blocco o congelamento si definiscono quelle situazioni in cui chi è sottoposto al trauma, si ferma come si fosse congelato. La risposta più usuale di queste persone è quella di dissociarsi. Energeticamente e cognitivamente dissociano il proprio corpo che rimane inanimato, ma la mente o gli occhi vagano altrove… Possono risultare anaffettivi, freddi e distaccati, anche se sembrano presenti ad ascoltare. 

 

  • Per adulazione e codipendenza ci si riferisce al tentativo di cercare di compiacere gli altri poiché non ci si sente al sicuro se le persone intorno a loro sono tristi o arrabbiate, cercano di dare importanza ai sentimenti altrui e dimenticano, mettono da parte i propri. Pensano erroneamente che sia un loro compito mettere a posto gli altri per farli star bene. Purtroppo ancora sfugge a loro la preziosa metafora che non si può far star bene gli altri, se non riusciamo a star bene noi stessi. In sintesi, non possiamo amare gli altri, se non amiamo noi stessi (ovviamente inteso come Amor Proprio e non come egoismo). In genere sono persone che possono inciampare spesso in situazioni di dipendenza da fumo, alcool, cibo, zuccheri etc.

Ecco una serie di suggerimenti della psicoterapeuta per essere più produttivi mediante queste dinamiche:

-Abbi compassione.

 Cerchiamo di essere  empatici, di capire che stanno vivendo le loro difficoltà, stanno facendo fatica, molto probabilmente non riescono a vederlo, non ne sono consapevoli, tu non devi più reagire o subire, ma adesso hai qualche strumento in più per essere utile e fare del bene a te e a loro.

-Non farne una questione personale riguardo al loro comportamento. 

È possibile che non dipenda dai loro sentimenti per voi, ma è corretto fare presente come sia necessario trovare soluzioni veloci, pratiche ed efficaci.

-Prenditi cura di te stesso.

Non subire comportamenti violenti che siano verbali, fisici, psichici, rivolgetevi a personale specializzato ed etico.

 

-Non spetta a te curarli o cambiarli.

 

Se siamo coinvolti emozionalmente non possiamo essere utili, non funziona. Un chirurgo non opera i propri familiari…

 

-Sii un esempio positivo da seguire.

 

Sii un modello di riferimento costruttivo, propositivo, produttivo. Focalizzarsi sul proprio benessere non è menefreghismo o egoismo, bensì stato di necessità che spesso ha in seguito dei risvolti positivi anche per gli altri.

(Doreen Virtue: Risposte ai traumi) 

Mi auguro di essere stato utile. 

Ciao Paolo

 

P.S. Se sei qui e stai leggendo queste righe, con molta probabilità, è perché hai piacere, voglia di dare il tuo contributo e ti ispiri con desiderio di crescere. [leggi di più]

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